Laura:
Ciao, Nanni.
Nel penultimo incontro del gruppo, avevi chiesto ad ognuno di noi di scriverti una riflessione sul gruppo A.M.A. in Skype.
Io sono nuova, lo sai, e non ho mai partecipato a questi tipi di incontri neanche nei blog, quindi non credo potrò esserti molto d'aiuto.
Il clima che si crea quando ci incontriamo è esattamente lo stesso che c'è quando si telefona ad un amico/a. Non si parte con un tema prestabilito, non ci sono aspettative, ma parlando del più e del meno, come fra amici, escono fuori i problemi, i dolori o le gioie di qualcuno.
A volte è facile parlare, a volte un po' meno, ma quanto fa bene sapere che qualcuno ti sta ascoltando, sentire una o più voci che ti rispondono, ti contrastano, ti confortano!
Durante la notte che segue, mi sembra di stare in un vortice e sento che mi rimbalzano addosso voci, colori, frasi. Niente di definito, nessun particolare riferimento all'incontro appena conclusosi, ma è come se tutto dentro di me fosse in movimento.
Evidentemente i temi affrontati, il modo di affrontarli e i toni usati, muovono qualcosa di sopito che a volte viene collocato nel suo giusto posto e a volte lascia lo spazio alla riflessione nei giorni che seguono.
Quello che mi sconcerta, ma forse è giusto così, è che da questa grande confidenza, a volte intima, che si crea durante l'incontro tra i partecipanti, segue un silenzio, quasi una ritirata nella propria oasi, da parte di tutti nel corso della settimana che segue.
Certamente è giusto così, l'incontro è un momento voluto di confronto, ma io percepisco fortemente questo contrasto.
Sarebbe interessante, come abbiamo detto tutti, che nel gruppo ci fosse un equilibrio di presenze tra uomini e donne.
Ti auguro splendide vacanze, Salutami Voglio Una Bibita :))
Un abbraccio
Laura
Andy:
Capisco esattamente e sento attraverso il ricordo le stesse sensazioni di Laura. Partecipavo a degli incontri di psicodramma che si svolgevano in "weekend intensivi" e tra i partecipanti confusi tra altre persone c'erano anche mie/miei colleghe/i... Laura ha espresso in modo preciso ed attento proprio quelle mie stesse sensazioni di allora: " da questa grande confidenza, a volte intima, che si crea durante l'incontro tra i partecipanti, segue un silenzio, quasi una ritirata nella propria oasi, da parte di tutti nel corso della settimana che segue". Credo che anche quando non c'è una regola esplicita (come esiste in molti gruppi) di non frequentazione dei partecipanti ad un gruppo fuori dal setting del gruppo, questo avvenga in modo spontaneo e naturale.... il gruppo è un luogo diverso da un semplice appuntamento tra amici e forse il punto è proprio che in realtà spesso non si è "amici" nel vero senso della parola e quindi è come se il ritiro fosse un movimento spontaneo dopo una grande intimità per ristabilire un equilibrio perchè altrimenti le emozioni sarebbero troppo forti da reggere in un confronto quotidiano. Questo è quello che ho provato io allora ed è la riflessione che avevo fatto...
Laura:
Non avevo preso in considerazione la tacita e spontanea regola di cui parli, Andy.
Grazie per aver condiviso la tua riflessione
Andy:
a volte questo tacito silenzio (come una sorta di segreto condiviso) aiutava a preservare l'incontro successivo da intromissioni del quotidiano (con le annesse problematiche relazionali che ne conseguono...) e così si poteva creare nuovamente l'atmosfera giusta per l'incontro successivo.
Michele:
o semplicemente, nei rapporti quotidiani o "amichevoli" diamo un'immagine di noi e la racontiamo così bene con impalcature e strutture complesse che è proprio difficlile rinunciare, mentre, quando riusciamo a a parlare con noi stessi attraverso il parlare con il gruppo, stiamo diminuendo le difese e forse anche la sofferenza... forse, ma poi è così difficile portare questo essere nudi fuori da qui...forse.
Andy:
e sì... amaramente vero!!! molto difficile rinunciare alle impalacature... girare "nudi" anche dopo una grande intimità a volte non è così facile... mi fa riflettere perchè la stessa cosa accade in più situazioni... e non solo dopo aver partecipato ad un gruppo A.M.A o simile....
Laura:
Forse il mio problema è proprio questo, che io giro "nuda" sempre. Sono ogni giorno e nei miei rapporti (reali e virtuali) esattamente nuda come quando sto nel gruppo e questo mi fa sentire uno sgradito ospite di questo pianeta.
Molti, moltissimi, forse quasi tutti si barricano dietro armature, offrono immagini di se stessi precostruite, si sforzano di apparire o semplicemente desiderano offrire agli altri un'immagine di se stesssi e non se stessi.
L'ho fatto anch'io per tanto tempo, poi un giorno mi sono stancata, era troppo faticoso, non mi dava nessuna soddisfazione e, ovviamente sono rimasta quasi sola.
Per fortuna le "pochissimissime" persone che ho intorno sono come me, e pur essendo persone socievoli, che amano conversare, hanno (abbiamo) con gli altri solo rapporti falsi, fatcosi, stancanti che poco offrono se non il riempire superficialmente dieici minuti della giornata.
Non mi riferisco, chiaramente, ai rapporti di lavoro nei quali bisogna stare al gioco e non si possono scegliere le persone con cui interagire.
Michele:
mi viene da pensare (oviamente giudicando me stesso) chè definirsi "nudi" o con eccesso di sovrastrutture ( e quindi quasi colpevoli di una mancanza di "purezza") in realtà è solo un naturale risvolto della medaglia, voglio dire che quando abbiamo "la felicità" di seguire le passioni, i sentimenti, le cose in cui crediamo e quando queste cose riusciamo anche a condividerle, allora non si pone più il problema del come siamo e del come interagiamo. Credo che oggi gli spazi di passione, la condivisione delle idealità, il gioco, sia fortemente assente e che questo, nella coppia, nel gruppo, nei rapporti quotidiani, sia la vera mancanza e per uno che come me, di tutto ciò ne ha fatto una motivazione di vita, finisca poi per essere un "lutto" tutto da elaborare....e poi penso arrendedomi.. che sono masturbazioni di un'anima adolescente rimasta imprigionata in una pelle ruvida da vecchio pachiderma..( ho esagerato non mi faccio poi cosi schifo)....:) un ultimo pensiero... é vero che non si possono scegliere le persone con le quali interagire soprattutto mel lavoro (manon solo) ma....riprenderci il diritto di scegliere di agire per quello che sentiamo di essere? perchè no!?
Andy:
io mi sono ripresa quel diritto (non sul lavoro ovviamente) 3 anni fa... avrei dovuto farlo prima e senza necessariamente passare attravero il dolore per arrivare a questa decisione "sana" per la mia vita... ma è stato anche un modo per dare un senso ed una ragione al tutto e per dirmi che non è mai troppo tardi per farlo!!!!!!!
Laura:
D'accordo con te, non è un problema di etichette (nudo o vestito :)) ), ma di essenza.
"oggi gli spazi di passione, la condivisione delle idealità, il gioco, sia fortemente assente" ed hanno lasciato il posto all'avere, all'apparire, e non all'essere.
Essere catalogati per il lavoro che fai, i metri quadri della casa, la macchina che guidi, gli sponsors che ti metti addossso tra vestiti ed accessori, il luogo delle vacanze, i titoli dei tuoi conoscenti e chi più ne ha, più ne metta.
Nei miei più recenti rapporti, non voglio sapere, per esempio, che tipo di attività svlolge il mio interlocutore (quando è possibile), perchè mi interssano le persone nel loro essere, non per il loro stato sociale.
E se queste sono "masturbazioni di un'anima adolescente rimasta imprigionata in una pelle ruvida da vecchio pachiderma", non voglio crescere, perchè non provo alcun interesse per quello che potrei scoprire (anche perchè non avrei nulla da scoprire).
Michele:
ok io mi riferivo " alla mia masturbazione" ma fa piacere sapere che esiste ancora qualcuno che ti fa ricredere e ti aiuta a non rinunciare al sogno... è uno dei primi diritti inalienabili e forse un motivo per amare in senso più vasto ed immaginabile possibile...
Un piccolo "fiore" per voi ....Mikele
Aria e luce
Presente inconsistente, ai margini del mondo.
Aria e luce
L'apparenza del nostro essere civile
mentre ogni cosa è un prodotto ed ogni vita un cliente ed ogni vivere è niente
Aria e luce
In questo confuso caos ordinato creato dall'essere umano auto gestito e clonato
Aria e luce
Illusione di moto perpetuo dal vuoto autoalimentato
Aria e luce
Si procede senza rotta e senza vedere le stelle
senza aspirazioni oltre il nostro video al naso
contenti come siamo della nostra infelicità sottile
che scambiamo per una cattiva digestione
che chiamiamo stress che sopportiamo con frustrazione
Aria e luce
Turisti che non sanno viaggiare
affamati senza gusto del cibo
Aria e luce
Fotografia astratta di una vita trasformata in essenza
Aria e luce
Riprodotta da uno schermo globale capace di simulare la realtà di un'astrazione
per renderla appetibile nel mercato del quale siamo i nuovi schiavi
per un surrogato di emozione
Aria e luce
Uomini senza misura e senza amore, non ci conforti il vivere senza il sudore
e con le pillole che non fanno avvertire dolore.
Aria e luce
Che strano ….
Fermando l'orologio multinazionale…
la clessidra televisiva…
l'orgasmo multimediale…
Aria e luce
Che strano…
Leggero bagliore al quale stento ad abituarmi
Aria e luce odore di fresco e di pulito
Aria e luce senza generatore forzato
Aria e luce senza simulatore virtuale
Aria e Luce….
per cominciare a volare.
Nanni:
Mike, non volando troppo in alto, ho imparato ad essere "naturista" nudista dell'anima. ce l'ho piccolo? è vero ma non mi misuro da mo' col cm! e ci ho guadagnato!
Discorsi complessi.
Stamattina provato a tentare alcune riflessioni, un black out della rete mi ha castrato. Ora saturo di sole, salmastro, ricci cozze, intensità di stupende persone che hanno condiviso con me questa profumata giSolo una nota, Mike! questo non è uno spazio per voli estetico- pindarici! se non riesci a dirti, non"intronare! Please!!
Michele:
Chissà perché penso di aver ereditato la “sindrome di Armida” cioè soffrire in modo esagerato dei giudizi delle persone come te.
Comunque mi accorgo che effettivamente sto perdendo la capacità di critica e forse anche un po di aderenza con la realtà.
Sono tardo a comprendere e quando penso di comprendere , entro malamente ed a gamba tesa nelle cose, detto questo nel merito:
Ho provato a comprendere il perché della tua mail(cosa che ti ho scritto e chiesto) non sono abituato a luoghi di discussione dove ci si racconta e forse non sono proprio capace di raccontarmi.
Sui termini, perché le parole hanno un senso:
“Estetico”: penso, si banalmente estetico, con la presunzione di esserlo perché alla fine di una giornata storta e di merda mi aggrappo a ridicole illusioni di poesia.
“Pindarici”: anche questo possibile, la concretezza delle cose che sto vivendo mi richiede compensazioni cosi sommo atteggiamenti sciocchi ad atteggiamenti inutili.
Caro Nanni, mi rendo conto che approfitto delle tue vacanze, che non ci conosciamo quasi per nulla e che penso sempre di fare grandi cose con il risultato che poi vedi.
Sarà che, se oggi elimino anche queste sovrastrutture, mi sembra proprio un bilancio fallimentare, ma certamente me lo merito ed è ben poco quello che mi resta.
Comunque senza tanti piagnistei provo a ricominciare da li.
Scusa se ho questa poca capacità di reazione e di opportuna comprensione, spero che tu trovi il tuo meritato riposo senza dover assecondare funamboliche presenze.
Grazie comunque anche della critica poco cotta anzi direi “al sangue” cercherò di farne un buon uso un abbraccio Mikele .
Nanni:
Mike, non prenderlo come un rifiuto. Non giudico te, chiedo solo di non "invadere"ed "appesantire" il confronto nel gruppo. Forse mi sono sbagliato ma ho percepito il tuo intervento precedente come un po' roboantemente eccessivo. Se no disturba gli altri del gruppo però ogni intervento è lecito!
SCUSATE IL RITARDO....RICOMINCIO DA TRE..
Stavo conludendo sui commenti di F.B. Ma, un inghippo di rete, mi ha cancellato tutto....grrrrr!
Che Santa patiencia mi tenga una mano sulla testa di c....!!!
Tirem innanz!
Abbiate pazienza e scusate il logorroico (eru-dito), pre-s-untuoso, pistolotto!!! sopportatemi!
BENEVOLO DIS-ACCORDO CON ANDY:
1)Rapporti virtuali\reali. Mi parte che alcuni web-rapporti siano più veri di molti rapporti reali. L'incontro concreto con persone (uomini e donne) conosciuti in rete mi ha fatto toccare con mano che la rete è "una comunità reale con mezzi virtuali";
2)Non rischiamo di confondere lo strumento col contenuto delle relazioni. Pensiamo al Tel e alle lettere. Rapporti a lungo, a tratti, a volte quasi solo epistolari sono tutt'altro che "virtuali. (Freud\Fliess-De Beaouvoir\Sartre-Miller\Anais Nin.....)
3)Sulla questione della "commistione"gruppi\quotidianità: Nei gruppi A.M.A., in A.A., fin'anco nei CAT, l'essere comunità reale, il diventare tribù solidale,luogo pulsante, sofferente, ironico, rispetto alla dispersione anonima-anomica dei non luoghi,è ciò che esplicita le potenzialità autoterapeutiche dei gruppi.L'incontro formale acquista speso specifico, incisività, leggerezza in quanto nutrito, anche, dai sottogruppi\incontri informali, che si intrecciano, si allargano si intensificano tra un gruppo e l'altro. Lo spirito del Gruppo, il non giudicare le persone ma i comportamenti,l'imperativo categorico della non strumentalizzazione reciproca, esportati dal "setting" degli incontri canonici permettono di sperimentare, nel cuore, nella mente e nella carne, modalità altre di in-contro,rispettoso, intenso, vero;
4)Per quanto riguarda i gruppi "terapeutici" più "strutturati, mi rifaccio alle mie esperienze concretamente vissute( Psicodramma analitico -Morel- ,Psicanalisi di gruppo- S.Resnik-,Cartel lacaniani- Genie Lemoine,ecc...)in cui, in modalità differenti, i partecipanti, divenuti in qualche modo coterapeuti,fanno interagire gli incontri "protetti", sotto la guida del terapeuta,con incontri informali, costituendo reti di scambio non rigide ma elastiche [Speck]
5)Basaglia ci diceva:" riusciamo a fare tutto ciò perche, lavoriamo, studiamo,beviamo, mangiamo...scopiamo insieme!"
6)nell'Inghilterra elisabettiana, ancora pervasa dall'imprinting del puritanesimo vittoriano, fino agli anni 70, se si costituiva una coppia "ufficiale" uno dei due DOVEVA lasciare il servizio. La norma crollò xchè stimolava solo clandestinità generatrice di implici equivoci;
7)Pensiamo alle coppie " feconde" (Franca Ongaro\Franco Basaglia-Simone De Beaouvoir\Sartre-i coniugi Cancrini-i Curie-Mitchell e la moglie_ Laing\Cooper-Deleuze\Guattari, ecc....)
8)Amici\colleghi-colleghi\amici- colleghi\amanti. L'importante è non confondere i piani [Studio di Analisi Psicosociale( Kaneklin,Orsenigo, Capranico, Olivetti Manoukian)]
9)Certo un\a facilitatore\trice, un\a terapeuta, financo un\a responsabile di servizio devono ben tenere presenti gli Assunti di Base, di Bioniana memoria che sono la vita di ogni gruppo, che assunti e gestiti ne costituiscono l'inconscio e che,se non riconosciuti e metabolizzati, impediscono ai gruppi di funzionare da "Gruppo di Lavoro"! (*)
APPELLO AI MASCHIETTI:
Perchè continuiamo a delegare alle "femminucce" la gestione dei sentimenti?
perchè abbiamo paura della nostra nudità?
Perchè teniamo i calzini(orribili!)?
Perchè dobbiamo sempre "misurarcelo?
Perchè temiamo la ricchezza delle nostre fraglilità?
(*) VEDI TRA LE MIE NOTE "ASSUNTI DI BASE" W.R.BION
Michele:
Tranquillo.. penso tu abbia ragione. non voluto ma rileggendo penso sia così.
Andy:
Risponderò con calma se riesco questa sera temo un pò sul tardi perchè ho solo una pausa pranzo di 40 minuti e questa sera sono ad un concerto... per cui già chiedo venia per la mia tarda risposta... Nei punti 1-2 sulla tipologia dei rapporti e dei mezzi di relazione mi trovo concorde con te e non mi sembra di aver fatto distinzioni tra reale/virtuale ma ho semplicemente fatto riferimento ad una mia esperienza gruppale passata e non a quelle qui su internet o in chat. E spogliandomi delle mie vesti e degli eventuali riferimenti bibliografici od esperienziali sull'argomento... posso solo dire che se sei in un periodo di fragilità emotiva... sei come una spugna che assorbe emozioni e quando sei in quello stato a volte non è facile essere cosi bravi come in teoria si dovrebbe essere nel riuscire a tenere separati i piani (rif.pto 8)... così in questi casi una pausa ed un allontanamento possono aiutare a ristabilire la lucidità e a non confondersi. Ma adesso devo scappare!!! Il lavoro mi chiama ahimè!!!! Vorrei poter rimane qui ancora un pò... Spero di poter rispondere con più calma più tardi.
Nanni:
Credo ci siamo capiti! un abbraccio Andy!
mercoledì 14 luglio 2010
venerdì 9 luglio 2010
Ricevo da Laura e, autorizzato, posto!
Laura Po 09 luglio alle ore 19.40
Ciao, Nanni.
Nel penultimo incontro del gruppo, avevi chiesto ad ognuno di noi di scriverti una riflessione sul gruppo A.M.A. in Skype.
Io sono nuova, lo sai, e non ho mai partecipato a questi tipi di incontri neanche nei blog, quindi non credo potrò esserti molto d'aiuto.
Il clima che si crea quando ci incontriamo è esattamente lo stesso che c'è quando si telefona ad un amico/a. Non si parte con un tema prestabilito, non ci sono aspettative, ma parlando del più e del meno, come fra amici, escono fuori i problemi, i dolori o le gioie di qualcuno.
A volte è facile parlare, a volte un po' meno, ma quanto fa bene sapere che qualcuno ti sta ascoltando, sentire una o più voci che ti rispondono, ti contrastano, ti confortano!
Durante la notte che segue, mi sembra di stare in un vortice e sento che mi rimbalzano addosso voci, colori, frasi. Niente di definito, nessun particolare riferimento all'incontro appena conclusosi, ma è come se tutto dentro di me fosse in movimento.
Evidentemente i temi affrontati, il modo di affrontarli e i toni usati, muovono qualcosa di sopito che a volte viene collocato nel suo giusto posto e a volte lascia lo spazio alla riflessione nei giorni che seguono.
Quello che mi sconcerta, ma forse è giusto così, è che da questa grande confidenza, a volte intima, che si crea durante l'incontro tra i partecipanti, segue un silenzio, quasi una ritirata nella propria oasi, da parte di tutti nel corso della settimana che segue.
Certamente è giusto così, l'incontro è un momento voluto di confronto, ma io percepisco fortemente questo contrasto.
Sarebbe interessante, come abbiamo detto tutti, che nel gruppo ci fosse un equilibrio di presenze tra uomini e donne.
Ti auguro splendide vacanze, Salutami Voglio Una Bibita :))
Un abbraccio
Laura
Ciao, Nanni.
Nel penultimo incontro del gruppo, avevi chiesto ad ognuno di noi di scriverti una riflessione sul gruppo A.M.A. in Skype.
Io sono nuova, lo sai, e non ho mai partecipato a questi tipi di incontri neanche nei blog, quindi non credo potrò esserti molto d'aiuto.
Il clima che si crea quando ci incontriamo è esattamente lo stesso che c'è quando si telefona ad un amico/a. Non si parte con un tema prestabilito, non ci sono aspettative, ma parlando del più e del meno, come fra amici, escono fuori i problemi, i dolori o le gioie di qualcuno.
A volte è facile parlare, a volte un po' meno, ma quanto fa bene sapere che qualcuno ti sta ascoltando, sentire una o più voci che ti rispondono, ti contrastano, ti confortano!
Durante la notte che segue, mi sembra di stare in un vortice e sento che mi rimbalzano addosso voci, colori, frasi. Niente di definito, nessun particolare riferimento all'incontro appena conclusosi, ma è come se tutto dentro di me fosse in movimento.
Evidentemente i temi affrontati, il modo di affrontarli e i toni usati, muovono qualcosa di sopito che a volte viene collocato nel suo giusto posto e a volte lascia lo spazio alla riflessione nei giorni che seguono.
Quello che mi sconcerta, ma forse è giusto così, è che da questa grande confidenza, a volte intima, che si crea durante l'incontro tra i partecipanti, segue un silenzio, quasi una ritirata nella propria oasi, da parte di tutti nel corso della settimana che segue.
Certamente è giusto così, l'incontro è un momento voluto di confronto, ma io percepisco fortemente questo contrasto.
Sarebbe interessante, come abbiamo detto tutti, che nel gruppo ci fosse un equilibrio di presenze tra uomini e donne.
Ti auguro splendide vacanze, Salutami Voglio Una Bibita :))
Un abbraccio
Laura
domenica 30 maggio 2010
Dal dolore alla violenza
Intervento del dott. Nanni Pepino sulla violenza di genere, che non assolve ne accusa nessuno, ma induce alla riflessione.
Musica, aromi e colori per combattere l'ansia

di Paola Felici
Attacchi di panico, ansie, fobie, paure e stress tutti stati d’animo che ci accompagnano nell’arco dell’esistenza come i più insidiosi dei nemici. Arrivano senza preavviso, nei momenti in cui ci si trova di fronte ad una situazione per la quale pensiamo di essere sforniti delle abilità adatte a superare una particolare prova.
Situazioni che possono essere sociali, ad esempio l'entrata nel mondo lavorativo, o personali, come il desiderio di costruire una famiglia. Ci si sente inadeguati e incapaci, non ci si sente consapevoli di essere all'altezza, benché tutti i parametri (ad esempio età fine degli studi, partner) ci indicano che siamo pronti.
Come comportarsi, dunque? Non esiste un metodo universale e assoluto che possa essere adatto ad affrontare la situazione in modo che non degeneri nell'attacco violento. Da molti anni si studiano rimedi e cure tramite alcune tecniche di "armonizzazione", che usano suoni, colori e aromi.
Sappiamo bene quanto la colonna sonora di un film possa provocare emozioni di diverso tipo. Il suono forte e ritmato incute paura e stato d’agitazione, mentre una musica soave e delicata, induce a vivere uno stato emotivo rilassante e sereno. Oppure ben conoscono l'utilizzazione di un colore rispetto ad un altro, coloro che si occupano dell'architettura, un tono che può essere diverso a seconda di ciò che si vuole andare proporre e a raccogliere.
Difficilmente in un grande magazzino prevarranno tonalità di colori rilassanti che assopiscono la mente e il corpo, verranno, invece, scelti tonalità di colori che guidano al movimento e all'attivazione dello stato vigile, con sottofondi musicali ritmati che non lasciano spazio a pensieri e ragionamenti, ma solo all'azione. In una cena romantica si usa accendere candele rosse, nelle compagnie aeree la tappezzeria è composta non da colori che stimolino l'azione, ma bensì che aiutano a rilassarsi. Ma questo non è altro quello che da anni si conosce con il nome di induzione subliminale.
In senso più scientifico, le vibrazioni dei suoni e dei colori, vanno ad agire sui nostri sensori percettivi. È stato dimostrato che le variazioni del numero di impatti sull'occhio, influiscono sull'attività muscolare mentale e nervosa. Questo significa che è sufficiente sottoporre una persona per cinque minuti a un dato colore perché la sua attività mentale e muscolare cambi in maniera evidente.
Gli egiziani usavano una stanza dove le persone potevano attingere al loro colore mancante a scopo di guarigione. Colori e musica, vengono utilizzati per la riabilitazione dei malati e anche dei carcerati.
Un altro fattore importante è quello degli aromi. L'olfatto si genera dalla parte più antica del cervello, ed è l'unico senso a seguire una via senza intermediari. Dalle narici, infatti, va direttamente nella parte più rostrale del cervello dove diffonde il beneficio aromatico. L'olfatto ci porta a contatto con la parte più antica dei nostri ricordi, quelli inconsci. Come per i colori e per la musica, anche gli aromi hanno la proprietà di acquietare ed equilibrare stati di agitazione e di affanno, aiutano nella concentrazione e guidano nella guarigione.
Aromi, suoni e colori sono fattori importanti ma non sufficienti a controllare le situazioni di tensione dell’organismo. Ma se questi sono aggiunti ad una tecnica quale quella del training autogeno, che aiuta a rendere l'individuo capace di conoscere e guidare le proprie sensazioni fisiche ed emotive, vanno a formare nella memoria situazioni pacifiche e controllabili, che nel tempo e con il giusto allenamento, riescono a far dissolvere lo stato di tensione-paura che si presenta in ognuno di noi.
martedì 25 maggio 2010
Mammanarchica ovvero l’anarchia di mamma Francesca

di Milena Galeoto
C’è una schiera di mamme on-line, di forum al femminile, nei quali, ahimè, si assiste allo scambio di dosaggi farmacologici o rimedi naturali per combattere la depressione post-partum”. Poi, grazie al cielo, emergono blog di mamme ironiche, di quelle capaci di strapparti un sorriso e farti ritrovare la serenità di sbagliare in santa pace. Mamme fuori dai comuni manuali, capaci soltanto d’incrementarti i sensi di colpa, di non farti sentire all’altezza, solo perché tuo figlio, ad esempio, non gattona o ancora fa la cacca addosso a soli due anni. Mamme che, finalmente, mostrano con ironia che mamme non si nasce, che sono i figli a suggerirci cosa è meglio per loro, ascoltando anche le bambine che sono in noi.
Tra queste c’è Francesca e il suo essere mamma Punk, quello stesso Punk che ha reso il “rock classico”, molto più coinvolgente, colorito. E ti ritrovi Francesca-Romana-Gallerani-Punk, sulla home di un social network come fb, ritratta in “lezioni di Bigbab”, tra le strade di Genova ad aspettare il papà che, prontamente, commenta di fronte all’immagine del figlio che gonfia un enorme pallone di gum: “il mio bambino...il mio bambino.” E capisci che l’essere genitori è gioia condivisa quando riesci a viverla attraverso il tuo stesso essere bambino.
Immagini e stati molto eloquenti che farebbero bene alle mamme che hanno paura di sbagliare, rinchiuse in quegli schemi che tolgono ossigeno ai loro bambini.
E’ l’autoironia di Francesca, l’eredità preziosa che stimola l’intelligenza dei suoi figli in maniera vitale e costruttiva.
Naturalmente, non tutti colgono l’educazione punk con ironia e non sono pochi quelli infastiditi dalla sfacciataggine di chi è capace a sconvolgere i modelli sociali con una così disarmante naturalezza.
Non sono poche le mamme che mi scrivono in privato, attraverso il blog di A.M.A.TI, nato con l’obbiettivo dell’auto-mutuo-aiuto. Molte di esse, si sentono smarrite, svuotate, lamentano l’assenza del compagno piuttosto che degli amici, familiari o istituzioni.
Uno dei miei consigli, oltre al supporto reciproco che possono ottenere dal blog A.M.A.Ti, durante il nostro incontro settimanale, “a voce”, su Skype, è quello di dare una sbirciata ai vivaci articoli dell’anarchica mamma Francesca-Romana-Punk e al messaggio celato dietro la sua ironia al vetriolo: tramutare il ruolo di madre, in esperienza di vita condivisa, occasione di crescita, condita con una sana leggerezza.
Insomma, non prendiamoci troppo sul serio, direbbe Francesca e mi raccomando, niente mimose e niente feste delle donna e bambini ingessati da adulti che cantano come Al Bano, per carità, meglio una sana bigbubble scoppiata in faccia, scorazzando per i parchi di Genova.
http://mammanarchica.wordpress.com/
mercoledì 19 maggio 2010
Empatia, attaccamento e cura dell'altro

di ROSALBA MICELI
L’empatia (letteralmente “sentire”) è l’esperienza, per dirla con Edith Stein, “alla base di tutte le forme attraverso le quali ci accostiamo a un altro” agendo da riconoscimento dell’individualità di un’altra persona (sei importante per me, ho stima di te e riconosco, rispetto e condivido il tuo sentimento). Nella forma più matura, l’empatia implica un notevole impegno cognitivo, indirizzato a recepire lo schema di riferimento interiore dell’altro, e una componente affettiva che induce a sperimentare reazioni emotive in seguito all’osservazione delle esperienze altrui. Come spiegare il comportamento empatico? Negli ultimi anni questo aspetto di “affiliazione con il prossimo” è divenuto oggetto di indagine scientifica al confine tra evoluzionismo, etologia, genetica, neuroscienze, psicologia e sociologia.Lo sviluppo dell’abilità empatica appare in relazione all’attaccamento. In accordo alla teoria dell’attaccamento sviluppata dallo psicoanalista britannico John Bowlby, l’attaccamento è una dimensione della mente umana che si organizza a partire dalle prime relazioni tra il neonato e chi si prende cura di lui (caregiver). Una delle funzioni primarie della relazione di attaccamento è la regolazione degli stati del bambino, in particolare degli stati affettivi. I bambini con un attaccamento “sicuro” sanno di poter contare sulla disponibilità del caregiver come “base sicura”, fonte di conforto e cure in situazioni di stress. Di contro, i bambini con un attaccamento “insicuro” sperimentano una condizione in cui la figura di attaccamento non è sufficientemente responsiva ai loro bisogni. “Senza attaccamento non esiste empatia - afferma Boris Cyrulnik, direttore delle ricerche in etologia all’Università di Tolone - provare interesse al mondo degli altri richiede l’abilità di non essere centrati su se stessi. Abbiamo bisogno di una base sicura per provare il piacere dell’esplorazione. Quando siamo supportati da un attaccamento sicuro possiamo sviluppare l’abilità empatica, qualche volta troppo, come nel masochismo, o non abbastanza, nella condizione che porta al sadismo” (Boris Cyrulnik, Di carne e d’anima, Feltrinelli).
Di contro, la vicinanza affettiva alimenta l’empatia: gli studi etologici indicano che i delfini, gli elefanti, i canidi e la maggior parte dei primati rispondono alla sofferenza degli altri, in particolare al dolore provato da un animale con il quale hanno instaurato un legame di attaccamento. In un esperimento significativo, effettuato alla McGill University, due topi venivano collocati all’interno di tubi di plastica trasparente, in modo da potersi osservare a vicenda, e sottoposti ad un trattamento (iniezione di acido acetico) che ne provocava un leggero mal di stomaco ed un conseguente contorcimento. Il primo topo manifestava un’intensificazione della propria esperienza (si contorceva di più) se anche l’altro si stava contorcendo. Ma avveniva solo se i due topolini erano stati in precedenza compagni di gabbia.
In campo umano, ricordiamo un classico esperimento condotto su giovani donne sane dal gruppo di Tania Singer presso il Laboratorio di neuroanatomia funzionale dell’Università di Londra: le donne vennero sottoposte a fMRI mentre i ricercatori praticavano una leggera scossa al dorso della mano. In una fase successiva, erano avvisate mediante uno stimolo visivo che il loro partner, che si trovava nella stessa stanza, stava ricevendo uno stimolo doloroso analogo a quello che loro avevano sperimentato in precedenza. I risultati indicavano che nelle donne alcune aree deputate alla percezione del dolore (corteccia cingolata anteriore, insula anteriore) venivano attivate sia quando la scarica era somministrata alla propria mano sia quando si rappresentava mentalmente la sofferenza del compagno. Inoltre le volontarie che ottenevano punteggi più alti in due scale di empatia emozionale presentavano una più intensa attivazione di queste due aree mentre il partner subiva la stimolazione dolorosa.
L’empatia è congruente con il prendersi cura, sostiene Martin Hoffman, professore di psicologia alla New York University, uno dei più autorevoli studiosi nel campo dell’empatia. Il principio del prendersi cura non si riferisce ad una condizione particolare; come altri principi morali, rappresenta un valore fondamentale. Il principio di cura e l’empatia, pur rappresentando disposizioni indipendenti ad aiutare il prossimo, si rafforzano a vicenda. “L’essere umano ha bisogno di essere preso in cura, ma nello stesso tempo di prendersi cura - spiega Luigina Mortari, ordinario di Scienze dell’Educazione presso l’Università di Verona (nell’articolo “La qualità etica della cura”, Scuola e Formazione, Anno XIII, n.3) - ha bisogno di prendersi cura per costruire significato nella sua esistenza: l’essere umano costruisce un orizzonte di significato prendendosi cura del campo vitale in cui viene a trovarsi. In questo modo si può dire che il fare realtà, ossia mettere al mondo mondi di esistenza, dipende dalla cura”.
Empatia, attaccamento, aver cura dell’altro, costituiscono un circolo affettivo che si autoalimenta e si amplifica estendendosi a mano a mano a individui al di fuori della proprio ambiente familiare o sociale: più entriamo in intima relazione con gli altri, in un processo di riconoscimento e rispecchiamento reciproco, più aumenta la nostra sensibilità empatica e più ricco ed universale diventa l’ambito di realtà a cui abbiamo accesso.
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