A.M.A.(TI) auto mutuo aiuto

A tutti quelli a cui capita d'nciamparsi

Insieme per discutere su problematiche inerenti al mondo interiore, al rapporto con l'altro, alla relazione genitori-figli, attraverso il dialogo collettivo perchè con gli altri sarà più semplice prendere coscienza di se stessi. con la partecipazione del dott. Nanni Pepino (psichiatra-psicoterapeuta).

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mercoledì 3 febbraio 2010

Dal Narcisismo alla Socializzazione nella Comunicazione OnLin



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Una "esternazione donativa" dunque, che nasce dal desiderio di esprimere e condividere e che viene oggi di molto facilitata dalla Rete, un mezzo che Ignazio Licata definisce infatti giustamente "un catalizzatore ed un possibilità"

Un mezzo, come dice Graziano Terenzi, che "mettendo in comunicazione interattiva le persone puó aiutare ... a costruire un orizzonte di senso condiviso ... (portando anche) ... a processi di collaborazione su attivitá concrete"

E quello della "collaborazione" mi sembra un concetto chiave, che descrive la possibilità di superare ulteriormente i limiti cutanei del nostro Io (si veda "l'Io Pelle", di Anzieu) e tutti i vincoli solipsistici e narcisistici, permettendo di mettere fianco a fianco le comunic-azioni personali e di interpolarle e mescolarle fino alla costruzione di un "campo mentale condiviso"

Come accade in tutti gli insiemi gruppali; del resto anche descrivendo i gruppi parliamo di "rete matriciale psicodinamica" e d'altra parte la Rete è un grande campo gruppale (e rimando in proposito alla mia nota precedente "La Gruppalità Mediatica e la Comunicazione on-line" http://www.facebook.com/note.php?note_id=52273194506)

Un immenso campo gruppale, dicevo, spesso fragilmente sospeso tra l'esibizione e la collaborazione, sotteso da un "mezzo digitale sociale" in continua e rapida evoluzione, dunque anche un campo mentale (reale e non solo virtuale) in continua trasformazione, nel quale, come suggerisce Susanna Garavaglia, "siamo gli apripista di qualcosa che diventa vecchio ad ogni suo respiro, questo é il punto che genera confusione e perplessità"

Ma qualcosa ci spinge ad andare avanti donativamente, nonostante il caos, gli strappi, le diffidenze e le difficoltà della CMC, esponendoci a volte anche più di quanto faremmo in una situazione gruppale di incontro fisico e appoggiandoci con speranza alla Rete; superando spesso anche i limiti della privacy, per uscire dall'isolamento solitario e trovare nella gruppalità digitale un rispecchiamento e/o un con-fronto

Come nella nota di Mario Esposito descrive anche Corinne Pulce Colorata: "La riservatezza viene sacrificata al desiderio di rappresentarsi, al tentativo di non essere solo un anonimo di passaggio!"

In questo sforzo collettivo di esternazione autopoietica rappresentazionale e semantica, nel tentativo di passare da un donativo accostamento di singole "visioni narcisistiche" ad una fattiva "collaborazione socialistica", si pone però prepotentemente il problema dell'autenticità come unica dimensione che può rendere fertile il campo condiviso delle comunicazioni e delle interazioni

E su questo punto Diletta Morgan ci invita a riflettere sul fatto che "L'autenticità esiste solo se è portata fuori, ed è quindi condivisa. Ci si trova nella cultura del relativismo, perciò ognuno ha la propria idea e ne fa sfoggio, particolarmente sul web, reiterando gli stessi soggetti quasi a rinforzare le mura di quanto va affermando. Il confronto aiuta a essere meno monolitici, a mettere in discussione un'idea e talvolta, se sottoposto ad una critica attenta, amplia le vedute" ... (anche se, qui in Rete) ... "Parlare con persone che non conosci è molto difficile, ma piano piano puoi acquisire un senso di familiarità. E' un lavoro di costruzione lento e progressivo. Richiede grande pazienza e abilità ad ascoltare. Ognuno decide quale sia la parte di sé comunemente cedibile in una discussione di gruppo ... considerando il rischio, che le informazioni che condividiamo, possono essere osservate da altri. Il nucleo di una persona difficilmente si rivela, tuttavia qualche eccezione è possibile ... come nella vita reale"

Proporsi in piena autenticità significa superare i limiti della nostra stessa "identità di facciata", significa proporre anche qualcosa di profondo e di fortemente emotivo, che proviene dal nucleo stesso del nostro essere, dall'intimità dell' "autos", che si trova spesso ben nascosto e protetto nel centro affettivo e vitale di noi stessi ... mentre ciò che più spesso accade nella comunicazione è solo il reiterativo proporsi di tracce più o meno cristallizzate del nostro "idem", nel tentativo "narcisistico negativo" di se-durre gli altri e riaffermare pezzi di corazza della nostra identità e produrre negli altri una confortante identificazione e un rassicurante rispecchiamento

Il desiderio di comunicare in piena autenticità invece si basa su uno sforzo di esternazione più partecipata, ovvero su una componente "narcisistica positiva" che porta a uscire dai limiti protettivi e conservativi della propria pelle, a superare le identità di facciata, a proporsi veramente, disposti anche a perdere la faccia, pur di raggiungere il cuore degli altri


E sappiamo che la Rete, anche e forse proprio in assenza di contatto fisico ecc ecc, favorisce spesso una comunicazione più autentica e più "immediata", ovvero, giocando sulla parola, più "non mediata" dal controllo o dal bisogno di esibire il proprio pensiero e/o lasciare un segno di perfezione, sia nel senso che di uno sporgersi pieno di desiderio di contatto virtuale che avviene "nei-media" (e il vero virtuale si trova in fondo proprio nelle rappresentazioni della realtà, fisica o digitale che sia, che entrano in risonanza nel profondo della nostra mente nel momento del contatto inter-attivo con altre menti); così come è vero che la Rete favorisce nuove modalità, più autentiche, di proporre le molteplici particolarità della parte più vera e profonda (autos) della nostra identità

Come scrive Luisa Ciancimino, "Il fatto di essere on oppure off line secondo me è relativo, in quanto è ovvio che nell'una e nell'altra modalità si esprimono comunque ... 'Identità'. Il web di certo apre la strada di un nuovo concetto di identità cosi come un'altra prospettiva da cui 'concepire' il concetto di società.é indubbio il potere disinibitorio della comunicazione mediata al computer (CMC) e la sociologia dei new mwdia offre svariati spunti e punti angolari da cui iniziare l'osservazione di quello che da più parti è definito il Mondo virtuale. Il web apre le porte alle multi identità così come al contempo apre a nuovi modi di condividere la conoscenza, le opinioni, le idee, la cultura"

E ancora sui concetti di narcisismo negativo (autocentrante o confermante) o positivo (socializzante e trasformativo) intervengono prima Anna Schettini: "Esiste un narcisismo che si fonda sull'anaffettività, che esclude, non costruisce relazione; esiste un narcisismo che invece è certezza della propria identità, che si afferma costruendo senso e relazione. Un narcisismo che si oppone al "conformismo" del pensiero omologato e indotto"; e poi Mario Esposito: "Empatia, narcisismo "positivo", rivalutazione dei rapporti umani senza "tornaconto": è già abbastanza per amare la rete e le opportunità di scambio culturale ed umano che offre"

A tutto questo vorrei aggiungere brevemente qualcosa, partendo da un esempio che faccio spesso quando parlo della "comunicazione circolare nei gruppi", proponendolo come metafora del possibile superamento di quelle caratteristiche negative del narcisismo, che quando prevalgono tendono solo a con-fermare, saturare e irrigidire la comunicazione, nonché come metafora di quelle caratteristiche positive della esternazione personale, che permettono invece il costituirsi di un campo mentale condiviso fertile e trasformativo

Forse molti di voi conoscono quel gioco infantile, presente in moltissime parti del mondo, che viene anche chiamato "culla di spago", quel gioco in cui si prende un pezzetto di spago di una cinquantina di cm, lo si chiude ad anello e poi con arte lo si prende tra le dita delle due mani, a comporre una figura che sembra per l'appunto l'intreccio di una culla

A questo punto si tendono le mani in avanti e un'altra persona prende con le proprie dita lo spago, infilandole di nuovo ad arte in alcuni precisi punti dell'intreccio e poi allontanando le mani, fino al costituirsi di una nuova figura; e così via di seguito, finchè si riesce a formare nuove figure

Questo gioco mi sembra dare bene l'idea che ciò che il singolo può proporre in un certo momento in un gruppo, come usuale o meglio attuale o momentaneo proprio punto di vista, nasce dallo sforzo di dare forma in quel momento ai propri pensieri, per poi esibire, in modo narcisistico positivo tale forma, proponendola agli altri ... ma non come oggetto rigido e immutabile, bensì come spunto donativo di riflessione, rispeto al quale altri potranno poi, a turno, proporre i loro contributi trasformativi, in un continuo fiorire di conformazioni rappresentazionali, collaborativamente sempre più vicine alla verità (che non è mai patrimonio sclusivo di un singolo, ma solo un limite, desiderabile, ma avvicinabile solo attraverso una con-divisione delle idee, fino al formarsi, quando possibile, di una visione comune)

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