SINTESI dell'incontro di martedì 19 gennaio '10
Il nostro incontro, il terzo per me, inizia con la consuetà naturalità
con la quale delle persone che si conoscono, chi più chi meno, si danno
appuntamento in un luogo amichevole per parlare e ascoltarsi a vicenda.
Ognuno arricchisce l'agenda dei temi del gruppo dando il suo contributo,
esponendo il proprio punto di vista, la sua esperienza.
E'questa eterogeneità che consente il sorgere di interessanti
spunti di riflessioni; spunti che magari nella propria solitudine sono
difficili da individuare, visto che molto spesso capita di guardare
in una sola direzione.
Nel ritrovarsi dopo una settimana è naturale raccontarsi cosa nei sette giorni
passati ci ha colpito, sia positivamente che negativamente; al riguardo, un
punto condiviso da tutti i partecipanti è proprio il potere che spesso noi
diamo ad altre persone di farci potenzialmente del male, di ferirci nei nostri
sentimenti. Allora sorgono domande interessanti, quali:
"perché diamo questo potere?"; "Cos'è che ci fa star male?".
Il gruppo non pretende di fornire delle risposte, quasi fossero ricette, a
queste e altre domande; ma già il fatto che queste domande emergano è
sicuramente un passo avanti per tutto il gruppo, che si arrichisce di nuovi
elementi per riflettere, anche al di fuori dell'occasione in cui il gruppo si
riunisce.
Sono domande che stimolano riflessioni con se stessi, con il
proprio io. Sta al singolo lavorarci sopra, trovare una riposta plausibile e,
magari, con il tempo, condividerla con il gruppo stesso.
Viene sottolineato, per esempio, che quando si vive un periodo di particolare
fragilità, le parole e i gesti degli altri hanno pesi differenti rispetto al
solito, e differenti sono anche le nostre reazioni; ci si lascia condizionare
dalle parole ritenendole un giudizio quando magari l'altro sta solo cogliendo,
in quel
momento, un aspetto che noi, per varie ragioni, non stiamo cogliendo o che
inconsciamente non ci piace. E da qui sorgono nuove questioni.
Cosa ci piace e cosa non ci piace di noi?
Che aspettative abbiamo?
A volte una rabbia in sottofondo che si può provare nasce
proprio da queste domande, a cui non vogliamo dare risposta, o la cui risposta
non vogliamo accettare, sebbene sappiamo qual'è.
Il gruppo spinge a questo tipo di riflessioni, che sono forse quelle
che più volentieri nella vita di tutti giorni si tende a non affrontare o
a rimandare, chiudendole in un cassetto.
Parlarne fa un gran bene, perché altrimenti non si spiegherebbe come mai dopo
il commiato con il gruppo non si vede l'ora che sia di nuovo martedì.
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